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Il Gravido: una storia di concepimenti e abbandoni. Cerco un'ostetrica. |
Si tratta di una notizia non molto originale, ormai, e neanche così clamorosa, a dire il vero.
Riassumo: un ragazzo, un web-designer, incontra una ragazza nella metropolitana di New York e se ne innamora.

Dato che ogni cosa che attiene al web rende sostanzialmente impotenti sul piano delle relazioni classiche, quelle off-line, il ragazzo non riesce a rivolgere neanche una parola alla sua amata.
La seconda parte della sua professione (web-designer), però, lo salva.
Disegna e pubblica on-line un identikit della bella e, grazie al caso, un’amica di lei vi si imbatte, consentendo ai due un secondo miracoloso incontro. Ora pare che i due si amino per davvero.
Arrivo al dunque: anche io sono rimasto fulminato da una ragazza molto bella, un giorno qualunque di questo autunno, su una delle linee metropolitane di una grande città italiana. Lei è salita di mattina a una fermata, per poi scendere dopo qualche minuto a una fermata successiva.
Se queste puntuali informazioni non dovessero bastare, ecco il mio identikit:

Vi prego, a questo punto, di contattarmi se, e solo se:
- pensate di essere la ragazza in questione
- conoscete una ragazza molto simile alla ragazza in questione
Va bene anche se non avete mai preso la metropolitana.
In questo caso, però, ditemelo, che prima di annunciare il ritrovamento modifico il post e lo adatto alla bisogna. Sono romantico, io.
C'è un momento, nella vita di ogni scarafaggio, in cui quest'ultimo deve operare delle scelte.
Allora lo scarafaggio deve fare un fagotto di tutte le proprie cose, un vademecum di tutte le proprie risorse, e scegliere a chi fornire odori, a chi regalare sfere marroni.
Poi lo scarafaggio, anche lo scarafaggio, andrà in bagno. E in quel momento, solo in quel momento, la sceltà passerà allo scarafaggio #2.
Firmato, scarafaggio #55.
Stanotte sono riuscito a dormire ventisette ore.
E nonostante tutto nessuno ha reclamato i miei sogni.
Piuttosto, mischio un altro grammo di formaggio al tempo, così da poter alternativamente riposare.
Torino è come se fosse il mio fegato ricomposto, oltre ogni epatico torpore.
Dopo averla fatta, non mi sono lavato le dita.
E ora, sulle dita, mi porto ancora quell'odore tipico di roba organica indefinita, parente lontana ma comunque parente, di ciò che magari alletta la nostra gola.
L'ho fatta, e non mi sono lavato le dita.
E non è stato un gesto che si oppone alla consuetudine e basta. E' stato un tentativo di portarsi con sè un pezzo di giornata. Un pezzo di intimità, anche solo per lo sfizio di avere ventisei falangi rosa e due più scure, quella della pulitura dei marroni.
L'ho fatta, e guardo orgoglioso, ormai da ore, la striscia sottounghia, che piano piano va colorandosi in maniera infausta ma efficiente.
L'ho fatta e non mi sono lavato le dita,
che poi vivo solo e neanche mi piace, la torta di castagne.